Biodiversità in Italia: il Rapporto ISPRA 2025 fotografa un ecosistema in bilico

Il nuovo rapporto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale certifica perdite significative di specie e habitat, ma registra anche segnali di ripresa per alcune specie simbolo. Cosa ci dicono i dati.

F Federica Mogherini 3 min di lettura
Biodiversità in Italia: il Rapporto ISPRA 2025 fotografa un ecosistema in bilico

La fotografia dell’ISPRA

Il Rapporto sulla Biodiversità in Italia 2025, pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), è il più completo mai realizzato: ha richiesto tre anni di lavoro, ha coinvolto oltre 400 ricercatori e si basa su dati raccolti in tutta la penisola, dalle Alpi alla Sicilia, dai fondali del Tirreno alle praterie appenniniche.

Il quadro che emerge è complesso, fatto di luci e ombre. Da un lato, il rapporto certifica perdite significative di specie e habitat che non si recupereranno in tempi brevi. Dall’altro, registra segnali incoraggianti di ripresa per alcune specie simbolo, a conferma che le politiche di conservazione possono funzionare quando vengono applicate con continuità.

Le perdite: numeri e cause

Il dato più preoccupante riguarda gli impollinatori. In Italia, il 35% delle specie di api selvatiche è classificato come “a rischio” o “in declino significativo”. Un problema che riguarda non solo la biodiversità in senso stretto, ma anche l’agricoltura: si stima che il valore economico dell’impollinazione naturale per le colture italiane ammonti a circa 3 miliardi di euro l’anno.

Tra i rettili, il 28% delle specie è in declino. La frammentazione degli habitat causata dall’espansione urbana e infrastrutturale è la causa principale: un rettile non è in grado di attraversare un’autostrada o una zona industriale, e questo isola le popolazioni, riducendo la diversità genetica e aumentando il rischio di estinzione locale.

La situazione delle acque dolci è particolarmente critica. Il 40% delle specie di pesci autoctoni dei fiumi e laghi italiani è minacciato. L’introduzione di specie aliene — persico sole, gambero della Louisiana, pesce siluro — ha stravolto gli equilibri ecologici di molti corsi d’acqua.

Le buone notizie: le specie in ripresa

Accanto alle perdite, il rapporto documenta recuperi notevoli. Il lupo, praticamente scomparso dalla penisola alla metà del Novecento, conta oggi oltre 3.300 esemplari, distribuiti in tutto l’Appennino e nelle Alpi occidentali. Una storia di successo della conservazione europea, anche se non senza conflitti con le comunità rurali che subiscono le predazioni agli allevamenti.

Il gipeto barbuto è tornato a nidificare sulle Alpi italiane dopo sessant’anni di assenza. Il granchio reale, estinto nel Tirreno, è oggetto di un programma di reintroduzione finanziato con fondi europei. L’orso bruno nel Parco Naturale Adamello Brenta è aumentato da poche decine a oltre cento esemplari.

Il ruolo delle aree protette

L’Italia ha una rete di aree protette che copre il 21% del territorio nazionale — un dato in linea con gli obiettivi del Global Biodiversity Framework firmato a Kunming nel 2022. Ma la quantità non è tutto: secondo il rapporto ISPRA, molte aree protette soffrono di un’efficienza gestionale insufficiente, con personale ridotto, finanziamenti inadeguati e piani di gestione obsoleti.

Le aree marine protette, in particolare, mostrano risultati incoraggianti dove la sorveglianza è effettiva — biomassa ittica fino al triplo rispetto alle aree non protette — ma spesso subiscono violazioni sistematiche della pesca illegale.

Le sfide dei prossimi anni

Il rapporto si conclude con un piano d’azione per il decennio 2025-2035. Le priorità individuate sono: il ripristino degli ecosistemi degradati (in attuazione della Nature Restoration Law europea), il contrasto alle specie aliene invasive, il potenziamento delle reti ecologiche che connettono tra loro le aree protette, e l’integrazione della biodiversità nelle politiche agricole.

La biodiversità non è un lusso. È il fondamento su cui si reggono i servizi ecosistemici da cui dipendono la nostra agricoltura, la nostra salute e la nostra economia. Perderla significa minare le basi stesse del benessere umano.