L'ascesa intermittente del livello del mare nel Salento

Nel Salento il mare non sale in modo lineare: avanza a scatti, guidato da dinamiche che nascono lontano, tra Ionio e Atlantico. In un solo anno le variazioni possono superare la tendenza di decenni.

Gianandrea Mannarini 4 min di lettura
L'ascesa intermittente del livello del mare nel Salento

Nel Salento il mare non sale in modo lineare: avanza a scatti, guidato da dinamiche che nascono lontano, tra Ionio e Atlantico. In un solo anno le variazioni possono superare la tendenza di decenni, rendendo il monitoraggio locale insufficiente per comprendere i rischi reali per le coste pugliesi.

Un livello influenzato da molti fattori

Su scala globale, il livello oceanico cresce per effetto dell’accumulo di calore negli oceani, della fusione dei ghiacci terrestri e dei cambiamenti nel ciclo idrologico. Negli ultimi tre decenni è aumentato di circa 11 centimetri, con un tasso di crescita che è più che raddoppiato: si è passati da 2,1 millimetri all’anno nella prima parte del periodo a 4,5 mm annui negli anni più recenti. Le proiezioni per il 2050 indicano un aumento compreso tra 15 e 40 centimetri rispetto ai livelli attuali.

Le coste basse sono le zone più a rischio: ospitano il 10% della popolazione mondiale, con porti, infrastrutture e ecosistemi costieri esposti a inondazioni sempre più frequenti. Per pianificare interventi di adattamento efficaci è però necessario capire non solo la tendenza globale, ma anche le specificità regionali e locali.

Verso la scala locale

Il livello marino relativo — quello che conta per le coste — non dipende solo dalle variazioni oceaniche globali. Entra in gioco anche il movimento verticale del terreno: le aree in subsidenza vedono il mare avanzare più rapidamente di quanto indichino le medie globali, mentre le zone in sollevamento possono registrare un innalzamento relativo inferiore. A questi fattori si aggiungono i processi meteorologici e oceanografici regionali, che possono amplificare o attenuare il segnale globale.

Nel Mediterraneo, il solo ciclo stagionale genera variazioni di circa 16 centimetri tra i mesi più caldi e quelli più freddi: un’escursione che già di per sé supera la tendenza di diversi anni di riscaldamento globale.

Le peculiarità del Mediterraneo

Il Mediterraneo si riscalda a un ritmo circa tre volte superiore alla media globale degli oceani. Tuttavia, il suo livello cresce meno della media oceanica mondiale: 3,3 millimetri annui contro 3,6 mm, perché l’espansione termica — che farebbe salire il livello — è parzialmente compensata dall’aumento della salinità delle acque, che ne riduce il volume.

Il bacino dipende in misura determinante dagli scambi di acqua attraverso lo stretto di Gibilterra, il che lo rende sensibile alle dinamiche dell’Atlantico. Un esempio concreto: un’inversione del gradiente di pressione atmosferica tra le Azzorre e l’Islanda, avvenuta tra il 2009 e il 2010, ha causato un innalzamento del livello di circa 10 centimetri in pochi mesi, un valore corrispondente a quasi ventidue anni di tendenza da riscaldamento globale.

Il caso dello Ionio e del Salento

Nello Ionio opera un’ulteriore dinamica locale: le masse d’acqua di origine atlantica che entrano nel Mediterraneo cambiano periodicamente il loro percorso di circolazione, con inversioni che si verificano approssimativamente una volta al decennio. Questi cambiamenti di traiettoria influenzano la circolazione marina e il livello del mare nel bacino orientale. Quando le correnti si orientano verso il Canale d’Otranto, il livello nel nord dello Ionio tende ad aumentare.

Nel Salento, la crescita media del livello marino si aggira tra i 2 e i 3 millimetri all’anno. Ma le variazioni annuali possono raggiungere i 2 centimetri, un valore che da solo equivale a circa sette anni di tendenza al riscaldamento globale. In un singolo anno sfavorevole, dunque, una porzione di costa può trovarsi esposta a un rischio che in condizioni di crescita lineare richiederebbe un decennio per manifestarsi.

Implicazioni per il monitoraggio e la pianificazione

Comprendere questi meccanismi non è solo un esercizio scientifico: è essenziale per valutare correttamente i rischi futuri delle coste salentine e pugliesi. Un monitoraggio che si limiti a misurare il livello locale senza tenere conto delle dinamiche oceanografiche regionali e atlantiche rischierebbe di sottostimare picchi improvvisi o di non anticipare inversioni di tendenza.

La pianificazione dell’adattamento costiero deve quindi integrare scenari che considerino sia le proiezioni emissive globali — e quindi la velocità di fusione dei ghiacci — sia la variabilità naturale delle correnti mediterranee e ioniche. Solo combinando la prospettiva globale con quella locale sarà possibile proteggere in modo efficace le comunità, le infrastrutture e gli ecosistemi delle coste del Salento.

_Articoli correlati

Sopravvivere alla crisi ambientale è un problema politico

Sopravvivere alla crisi ambientale è un problema politico

Nonostante decenni di conferenze internazionali e rapporti scientifici, le emissioni globali continuano a crescere. Non è un problema di mancanza di soluzioni: richiede una trasformazione radicale dei rapporti di potere, delle disuguaglianze globali e delle istituzioni di governo mondiale.

Luca Savarino, Paolo Vineis ·
Leggi