Parità a parole, divario nei fatti: il peso della maternità
Attraverso studi internazionali su dati danesi, l'autrice mostra che nonostante politiche di welfare avanzate, le madri subiscono perdite di reddito significative, riduzioni nelle pubblicazioni accademiche e minori probabilità di carriera permanente.
Una decina di anni fa, mentre preparava una conferenza sulle difficoltà delle donne nelle carriere industriali e accademiche, l’autrice aveva trovato numerose ricerche internazionali che giungevano alla medesima conclusione: i figli fanno male alle carriere delle loro mamme. Al contrario, le carriere dei padri non risultavano compromesse. Un uomo con figli era percepito come responsabile; una donna con figli veniva penalizzata perché si presumeva avrebbe dedicato meno attenzione al lavoro.
Lo studio danese sui salari
Poco dopo, uno studio del 2018 intitolato “Children and gender inequality: evidence from Denmark” analizzava i dati salariali di uomini e donne dopo la nascita del primo figlio. I dati mostravano una diminuzione superiore al 20% nello stipendio delle madri — dato particolarmente sorprendente in una nazione straordinariamente attenta al welfare e dove il congedo parentale si applicava già a entrambi i genitori.
La ricerca della European Sociological Review
Uno studio pubblicato sulla European Sociological Review ha rilevato che in Danimarca le madri hanno perso, in media, complessivamente 120.000 dollari di reddito nei venti anni successivi alla nascita del primo figlio, rispetto alle donne senza figli. Gli aiuti governativi hanno colmato l'80% di questa differenza. Nemmeno una nazione attenta alla parità di genere risulta immune dalla “penalizzazione della maternità” che si riscontra globalmente.
La ricerca accademica del Centre for Economic Performance
Uno studio pubblicato dal Centre for Economic Performance della London School of Economics ha indagato come la genitorialità influenzasse i risultati della carriera accademica. La ricerca ha esaminato 13.347 genitori iscritti a un dottorato presso un’università danese tra il 1996 e il 2017. Sebbene l’evoluzione di carriera di uomini e donne fosse simile prima della genitorialità, i percorsi divergevano nettamente dopo la nascita del primo figlio.
I risultati: probabilità di impiego
Otto anni dopo la nascita del primo figlio, le donne avevano il 29% di probabilità in meno di essere impiegate in un’università, mentre per gli uomini il calo era del 14%.
Posizioni permanenti e produttività
Mentre le probabilità di successo per gli uomini rimanevano invariate, per le donne il calo nel conseguire una posizione permanente era del 30-40%. Le madri hanno pubblicato il 31% in meno di articoli rispetto ai padri dopo la nascita del primo figlio.
Il carico di lavoro familiare
Quasi tutti dichiaravano 45-50 ore lavorative settimanali, ad eccezione delle mamme con bimbi piccoli (42 ore). Le donne svolgevano la gran parte del lavoro di gestione dei figli durante la notte, quando malati, per controlli medici. Gli uomini contribuivano leggermente di più solo nel portare i figli a scuola, mentre le madri dominavano nel riprenderli al pomeriggio.
Il divario tra atteggiamenti e comportamenti
Sebbene la grande maggioranza delle coppie intervistate dichiarasse di essere convinta che i compiti dovessero essere equamente divisi, la realtà risultava diversa. Anche in una società molto attenta alla parità di genere, le abitudini cambiano molto più lentamente delle attitudini.